Il caos non nasce dal nulla. All'origine della
marea di ricorsi presentati in queste settimane a centinaia di professionisti
dell'area capitolina c'è l'esito di una precisa strategia del comune, che ha
scelto di rivolgersi all'Agenzia del territorio (ora inglobata dall'Agenzia
delle entrate) per una revisione totale delle rendite catastali.
La norma di
riferimento - A permettere un'azione così radicale è l'articolo 1, comma 335,
della legge 311/2005. Premesso che il territorio di ciascun Comune era stato a
suo tempo suddiviso in "microzone" (settori omogenei per tipologia di
edifici, epoca di costruzione e aspetti socio economici) e che alcune hanno
subito un incremento di mercato maggiore rispetto a tutte le altre, la norma
rende possibile procedere alla revisione "massiva" dei classamenti a
livello di microzona, con incremento delle rendite e del gettito Ici e Irpef.
La
norma prevede una revisione "parziale" del classamento e può anche
essere rivolta solo ad alcune tipologie (ad esempio solo per le abitazioni o
per i negozi o per gli uffici). Nelle grandi città le microzone sono anche
centinaia, mentre nei piccoli comuni sono solo poche unità: ma per avviare
l'operazione ne occorrono però almeno tre. Migliaia di comuni italiani sono
quindi esclusi.
Per ciascuna microzona esistente i comuni dovranno fare il
rapporto fra il valore medio corrente di mercato, nel secondo semestre del
2004, per le categorie individuate e il valore medio catastale, calcolato ai
fini Ici, ricavato dalle tariffe d'estimo vigenti. Se alcune microzone
presenteranno un rapporto di incremento maggiore del 35% rispetto alla media di
tutte le altre, si potrà richiedere la revisione, per le tipologie considerate.
Le
revisioni delle zone - La prima esperienza robusta è toccata al comune di Milano,
dove gli scostamenti risultavano tra loro abbastanza omogenei, nelle zone
semicentrali e periferiche, mentre in alcune zone centrali, è scattato il
fatidico 35%, specie per le categorie commerciali. Lo stesso poteva dirsi di
Roma (che era stata l'ultima ad avviare la procedura).
In ogni caso circa 75
comuni, dal 2006 in poi, si erano fatti avanti ma solo 17 hanno avviato davvero
la procedura del riclassamento per microzone. E Roma è stato l'ultimo a
completarla, lo scorso ottobre.
Da notare che queste revisioni
"massive" sono possibili solo dove ci sono almento tre microzone,
quindi sfuggono tutti i piccoli comuni turistici di grande pregio, come quelli
delle Cinque Terre, Ravello o Cortina d'Ampezzo.
Numerosi, invece, i comuni
che hanno seguito un'altra strada, quella del comma 336 della stessa legge: qui
i municipi, circa 1.100 su 8mila, hanno chiesto conto ai cittadini delle
differenze fra le risultanza catastali e la situazione di fatto dell'immobile,
come documentata dalle domande di variazione edilizia in genere consegueti a
lavori di ristrutturazione.
Ai molti che si erano dimenticati di denunciare
anche al Catasto la variazione è già arrivata la richiesta del comune. E
potrebbe infatti riaprirsi la possibilità, oltre che per l'Ici, anche per
l'agenzia delle Entrate di chiedere l'eventuale Irepf arretrata di cinque anni
fin dal momento in cui avrebbero dovuto fare la denuncia.
La partita dei
ricorsi - In ogni caso, ora si gioca la partita dei ricorsi: a Milano non hanno
avuto molto successo ma a Roma la partita è tutta da giocare. Una volta
completata l'operazione di riclassamento, le unità immobiliari sottoposte a
revisione si sono trovate iscritte rendite che, nel migliore dei casi, sono
superiori del 35-40% a quella precedente, con analogo incremento delle imposte
sui fabbricati a esse legate: Ici in primo luogo, ma anche Irpef, Ires, imposte
indirette di registro, ipotecarie e catastali nei trasferimenti, imposte sulle
plusvalenze per cessioni realizzate nel quinquennio da privati o nel tempo
dalle società.
Il mezzo più diretto per reagire è quello di impugnare l'avviso
di classamento presentando ricorso all'ufficio provinciale dell'Agenzia delle
entrate.
I soggetti idonei a svolgere il ruolo di difensore sono: avvocati,
dottori commercialisti, ragionieri e periti commerciali e per le materie
catastali, ingegneri, architetti, geometri, periti edili, dottori agronomi e
periti agrari.
Per limitare le spese di difesa, i contribuenti potrebbero
associarsi ad altri condomini, nominando un solo difensore, ovvero appoggiarsi
alle associazioni fra proprietari di casa, che sono numerose
Fonte il sole 24 ore
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